Il rilassamento ha due differenti significati: da un lato “allentamento e decontrazione” che si riferiscono alla sola componente fisica e muscolare, e dall’altro “distensione psichica, serenità e svago” che si riferiscono invece alla componente psicologica. In sintesi si può sostenere che il rilassamento si riferisce ad un particolare stato psicofisico, caratterizzato da modificazioni specifiche dell’attività dell’organismo da un lato (la principale è la riduzione della tensione muscolare) e da sensazioni psichiche percepite introspettivamente come benessere, serenità e tranquillità dall’altro.

Gli obiettivi che vengono perseguiti con il praticare le tecniche di rilassamento sono:

  • –          maggior controllo dello stress e dell’ansia
  • –          riduzione generale della tensione emotiva
  • –          miglior gestione delle emozioni
  • –          recupero delle energie psicofisiche
  • –          accrescimento della consapevolezza corporea
  • –          aumento della concentrazione
  • –          incremento della tranquillità d’animo e dell’armonia mente-corpo
  • –          prevenzione delle patologie con base psicosomatica (ansia, insonnia, emicrania, attacchi di panico, dolore cronico)

Ci sono vari tipi di tecniche di rilassamento, alcune vanno a lavorare maggiormente sulla componente corporea, altre su quella psicologica ma il comune denominatore di tutte queste differenti tecniche è un atteggiamento di piena consapevolezza verso se stessi e verso il mondo circostante. Quando parliamo di “piena consapevolezza” ci riferiamo ad uno stato di consapevolezza che si ottiene concentrando la propria attenzione al momento presente e tale stato è chiamato “mindfulness”.

La mindfulness è una pratica meditativa usata da migliaia di anni nel mondo dell’Oriente ed è un ingrediente comune di pratiche spirituali come il Buddismo Zen. C’è voluto un po’ ad importarla in Occidente, ma negli ultimi anni gli scienziati hanno studiato la mindfulness e stanno scoprendo tutti gli innumerevoli benefici legati a questa pratica.

La prima cosa da sapere è che, nonostante le radici di questa pratica, non c’è bisogno di essere una persona credente o spirituale per praticare la mindfulness. Tutto ciò che serve è una mente aperta e il desiderio di sperimentare qualcosa di diverso.

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Quindi cos’è la mindfulness? La mindfulness è stata definita come la capacità di prestare attenzione, nel momento presente e senza giudicare (Kabat-Zinn 1994). Per dirla in un altro modo, la mindfulness consiste nel diventare intenzionalmente più consapevoli del momento presente e nel non giudicare qualunque cosa faccia parte di quel momento; nell’osservare il presente senza porvi delle etichette.

La mindfulness è un modo di essere aperti alla nostra esperienza per come essa ci si presenta, attimo dopo attimo. La nostra educazione, i nostri condizionamenti e certi automatismi ci spingono ad angosciarci quando la vita è difficile e a non (sempre) assaporarla quando è piacevole. Il primo passo, dunque, consiste nell’imparare a fermarsi, cosa a cui siamo molto poco abituati. Gli studi scientifici sulla pratica di mindfulness e rilassamento hanno dimostrato che il cervello rimane “plastico” anche in età adulta e ciò comporta che, allenandoci, possiamo influenzare e modificare la nostra architettura cerebrale per aumentare il nostro benessere e migliorare la nostra qualità di vita.